Le buone abitudini del sonno
Sono sempre almeno una decina le mamme dall’occhio stanco che partecipano all'atelier sulle buone abitudini del sonno nella speranza di carpire i segreti di notti più serene e sonni ristoratori.
La nostra responsabile, Martina Flury, spiega dapprima le funzioni e la fisiologia del sonno nell’adulto e nel bambino per poi decifrare i motivi per cui un bambino non si addormenta, individuando così le abitudini e i rituali più utilizzati, l’importanza dell’oggetto relazionale ed infine discutere dei vari disturbi del sonno nel bambino (incubi, terrore notturno e sonnambulismo).
È chiaro che per una buona crescita è indispensabile un buon sonno: questo infatti permette il recupero fisico e psichico del bambino, il rinnovo dei tessuti, la sua stessa crescita e permette il sogno, il quale a sua volta determina la maturazione celebrale. Dinnanzi a tutto ciò, ogni mamma si premura che il proprio figlio dorma abbastanza, e soprattutto che si addormenti all’ora prestabilita. Eppure tante volte il bambino non sembra proprio avere intenzione di addormentarsi.
"Perché?!?!"
All'atelier del 4 maggio 2010 al preasilo di Coldrerio, ogni mamma ha risposto a questa domanda scrivendo su due fascette di carta diversi motivi per cui secondo loro un bambino fatica ad addormentarsi: paure, preoccupazioni, giochi irruenti, agitazione, malattie e quant’altro. È emerso che oltre a non avere sempre un metodo per mettere a letto i loro bambini, le mamme sono anche preoccupate per i cicli sfasati del sonno.
"Le possibili soluzioni?"
La rassicurazione sembra essere il primo passo da compiere verso il buon sonno dei bimbi. Per esempio, verso gli 8 mesi di età subentra spesso la paura dell’estraneo e la conseguente ansia da separazione, due aspetti nella vita di un neonato che causano problemi nella fase di addormentamento. In questo caso è dunque opportuno mettere a letto il bambino, uscire dalla sua stanza, ma farsi vedere prima che si metta a piangere, anche più volte.
È importante creare delle sane abitudini del sonno, come possono essere gli orari fissi già intorno ai 3-4 mesi di vita. Ma Come s’insegna un’abitudine? Martina ha suggerito di osservare il proprio bambino e poi decidere cosa anche a noi può star bene vivere insieme… E non dimentichiamo che il rituale che si compie per il passaggio dalla veglia al sonno è fondamentale per conciliare il sonno stesso e questo avviene infondendo sicurezza nel bambino, ma quello che in concreto si fa è a discrezione di ognuno di noi.
Ogni mamma racconta all'atelier la propria quotidiana esperienza riguardo al rituale della messa a letto del proprio bambino: “denti-pigiama-favola della buona notte-pupazzetto-si spegne la luce!”… Il rituale dev’essere breve e sempre uguale, dopo di che lasciamo il bambino in mano al proprio oggetto relazionale: un pupazzo, una bambola o un peluche lo aiuterà a sentirsi sicuro anche senza mamma o papà lì accanto, ma al sorgere del sole l’elefantino, il coniglietto o l’orsacchiotto rimarranno nel lettino in attesa della prossima nanna.
Un altro atelier sulle buone abitudini del sonno, organizzato il 18 gennaio 2011 al preasilo di Besazio, ha portato alla luce le preoccupazioni più profonde delle mamme: la messa a letto sempre un po' tardiva, la presenza del bambino nel lettone, spesso proprio nel momento dell'addormentamento, i risvegli notturni, gli incubi, le costanti domande "lo faccio dormire il pomeriggio oppure no?", "lo faccio piangere finché non si addormenta oppure no?".
La metodologia, in questo caso, è stata la risposta di gruppo: ognuna portava la propria esperienza là dove si sentiva più forte, perché in fondo
le mamme, tutte le mamme, hanno le competenze per affrontare tutto ciò... basta solo svilupparle, creando delle nuove abitudini, facendo chiarezza sui proprio obiettivi, con forza e perseveranza.














