Lo sviluppo del Linguaggio
All'atelier di motivazione tenuto dalla logopedista Grazia Morenzoni Medici, collaboratrice del Progetto Genitori, vengono descritte le varie fasi del linguaggio da prima che il bambino nasca fino ai 4 anni circa. Esiste infatti una fase prelinguistica durante la gravidanza in cui il bebè percepisce i suoni e le voci, da 1 a 3 mesi reagisce a diversi stimoli sonori e riconosce la voce della mamma; da 3 a 6 mesi incomincia a ridere e ad emettere le prime vocalizzazioni.
Ma i primi 6 mesi sono uguali per tutti i bambini del mondo: solo dopo incominceranno ad eliminare tutto ciò che non appartiene alla loro lingua madre.
Tenendo in considerazione che le età indicate dalla logopedista sono sempre indicative, si è percorso il cammino linguistico del bambino che tra i 6 e gli 8 mesi passa da una comunicazione non intenzionale a quella intenzionale, e tra gli 8 e i 10 incomincia a capire le parole e a pronunciare le prime proto-parole, cioè parole che hanno un loro significato sebbene non pronunciate in maniera corretta.
A questa età inizia anche lo sviluppo cognitivo, mentre tra i 16 e i 20 mesi solitamente avviene un esplosione del vocabolario, con la comparsa di vere e proprie parole e poi delle prime frasi. Intorno ai 20 mesi il bambino combina 2 o più parole ed esprime pensieri e sentimenti. A partire dai 24 mesi, infine, si sviluppa anche la grammatica, con le sue regole e tutte le intenzioni della comunicazione, cioè quella pragmatica che continuerà per tutta la vita.
Tra i temi più richiesti tra le mamme partecipanti all'atelier troviamo quelli espressi da queste semplici domande:
"Quando dovrebbe parlare?", "se a 2 anni e mezzo non parla bene, devo preoccuparmi?", "Quando bisognerebbe preoccuparsi di un'eventuale assenza di linguaggio?", "Come devo parlare al bambino piccolo?", "Come posso stimolare lo sviluppo del linguaggio?"
Di Riberto Piumini
Nel centro dei bambini c'è un'attesa
non sete di latte schiumoso
né fame di dolce o di salato
o voglia di un giocattolo preciso
o desiderio di essere toccato
o spinto dolcemente in altalena:
nel centro dei bambini c'è una lena,
non di lanciarsi scalzi per il prato
o tuffarsi nelle cascate
esplorare un solaio o una cambusa
entrare nel cunicolo segreto
strappare via dal pacchetto lo spago:
nel centro dei bambini c'è un luogo
in cui conviene accada la parola
detta con voce e corpo, lungamente,
come si narra in luce la candela
come ribolle la zuppa di un mago:
parole calde, molto, molto lente.
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