Rendere competente il bambino

Alla permanenza educativa mobile tenutasi alla Libreria al Ponte di Mendrisio il 12 maggio 2010, Martina ha presentato il tema dell’autonomia del bambino e della sua competenza nei rapporti sociali, due conquiste fondamentali per il suo sviluppo e due obiettivi educativi che da subito si prefiggono i genitori.
Rendere competente un bambino significa aiutarlo nel suo percorso verso l’autonomia, ma bisogna ricordare che questa cambia a seconda della sua età, quindi Martina ha percorso insieme alle mamme le varie fasi di sviluppo, soffermandosi su quelle di maggior interesse per quelle presenti in libreria.
Quando il bambino nasce è completamente dipendente da noi, poi cresce e già verso i 6 mesi inizia a voler fare da solo. Questa voglia, nei limiti della sua sicurezza, andrebbe assecondata. Per esempio, quando il bebè incomincia a mangiare le pappe, in genere vuole provare ad usare il cucchiaino da solo, allora si potrebbe dargli un secondo cucchiaino per il suo scopo, mentre noi continuiamo a nutrirlo a dovere.
A partire dall’anno di età gli spazi di autonomia del bambino crescono e a volte interferiscono con i nostri tempi e ritmi. Ad esempio, il bambino vorrebbe vestirsi da solo, ma noi abbiamo fretta o per una certa situazione abbiamo deciso di vestirlo con abiti poco pratici per la sua scarsa abilità. Che fare in questi casi? Salvo occasioni particolari, sarebbe bello poterlo lasciare sperimentare, lasciare che impari a vestirsi da solo giorno dopo giorno, e se vi viene la voglia di aiutarlo perché fa fatica, lasciargli gli indumenti da indossare e abbandonare la stanza, per farne ritorno solo nel caso il bambino ve lo chieda.
Dopo i 2 anni, la situazione si complica perché cresce la voglia – legittima – di esplorare nuovi territori e conoscere tutto ciò che incontra. Tenerlo fermo in un passeggino diventa una missione titanica.
Allora cosa si fa? – Gli si danno gli strumenti necessari per cavarsela in situazioni particolari!
Per esempio, si spiega al bambino che se si perde al centro commerciale deve rivolgersi alle persone in divisa o recarsi in un luogo particolare come possono essere le casse. Il bambino deve avere dei punti di riferimento ben chiari e quando sarà un po’ più grande è opportuno che conosca il nostro numero di cellulare e riconoscere poliziotti e vigili urbani.
In definitiva, il bambino deve sapere cosa fare in situazioni imprevedibili in modo che lo spavento che ne deriva non lo mandi in panico. Può sapere come comportarsi solo se noi più volte e in maniera continua glielo ricordiamo, possibilmente senza trasmettergli troppa ansia.
Martina ha infine esposto la spinosa questione dei rapporti sociali, un ambito in cui gli adulti hanno grandi aspettative, pensando a volte che i bambini sappiano già quale sia il modo più idoneo di comportarsi a seconda della situazione. Ma le relazioni umane sono molto complicate ed è per il bambino il comportamento più difficile da imparare… però lo impara: osservandoci, sperimentando e sbagliando. Quindi noi genitori dovremmo comportarci in modo che vorremmo lui apprendesse, perché ci imita; osservarlo ma lasciarlo sperimentare, parlare di ciò che prova verso una persona, e con pazienza, senza giudicarlo o ferirlo, spiegargli come avrebbe potuto comportarsi in una determinata situazione.

